Che cosa sono le metamorfosi? Cosa significa trasformazione?
Nel corso della storia luomo si è sempre interessato molto a questi temi
affascinanti e misteriosi, ma che si rivelano fenomeni piuttosto comuni, se pensiamo che
la terra è sempre in continua trasformazione sia internamente che esternamente. Inoltre
anche la stessa storia dellumanità può essere vista come una grande metamorfosi,
anche se chiamata evoluzione resta sempre una trasformazione. Ma
particolarmente suggestive erano le metamorfosi mitologiche, nate dalle menti di autori
greci e latini, che ancora oggi riscuotono successo e portano esempi di antica moralità e
saggezza.
Inizieremo proprio con il pensiero e la cultura degli antichi e proseguiremo con la
letteratura e larte del 900, per poi spostarci su grandi esempi di
trasformazione, come le due rivoluzioni industriali per la storia, la teoria della
relatività per la fisica e le rocce metamorfiche per le scienze naturali.
La concezione di metamorfosi, ossia della trasformazione di un oggetto inanimato o un essere vivente in una nuova forma, risale allepoca classica. I primi a trattarne in unottica mitologica nelle loro opere scritte furono infatti gli antichi Greci. Famoso è lesempio dellOdissea di Omero, nella quale è descritta la trasformazione in porci dei compagni di Ulisse operata dalla maga Circe. Il tema della trasformazione era poi caro alla letteratura alessandrina (Callimaco, Eratostene, le "Metamorfosi" di Nicandro), ma era stato trattato pure nel mondo latino da Emilio Macro e, occasionalmente, dai poeti neoterici e da Virgilio.
Ovidio: Le
metamorfosi
E proprio da loro che Ovidio (Sulmona 43 a.C. - 17-18 d.C.) trae lispirazione per la
sua opera più vasta,Le
Metamorfosi appunto. Scritto intorno al 3 ed
8 d.C. il poema è formato da 15 libri di esametri in cui sono raccontati, a partire dalle
origini del mondo fino allepoca contemporanea ad Ovidio, le storie di circa 250 miti
uniti dal tema della trasformazione. In particolare le situazioni descritte trattano di
uomini e creature mitologiche che si mutano in parti della natura, animata ed inanimata.
Ovidio sceglie la trasformazione per la particolare carica fantastica e la capacità di
affascinare il lettore di questo tema. Grazie inoltre al suo stile leggero e veloce Ovidio
riesce a raggruppare tante storielle diverse e a formare un unico mosaico, con storie
intrecciate ed unite le une alle altre in maniera molto naturale, come ad imitare
lunione della Natura nelle sue tante sfaccettature e piccole diversità. Ed è
infatti questa la sensazione che trasmette lopera di Ovidio, una concezione
di natura animata, fatta di miti divenuti materia vivente, partecipe di un tutto che si
trasforma: una natura intesa come archivio di storie trascorse, dove è possibile
avvertire la presenza di una creatura mitica in un albero, in una fonte, in un sasso.
Le trasformazioni subite dai personaggi delle metamorfosi sono descritte con
una grande attenzione ai particolari, analizzando fisiologicamente e psicologicamente
tutti i momenti della mutazione, dal momento iniziale, in cui luomo possiede ancora
in larga parte la sua natura umana, al momento finale, in cui luomo ha perduto del
tutto la sua natura, passando per i momenti intermedi, in cui umanità e animalità si
confondono. Alla base della riflessione psicologica sta invece quel senso di
incomunicabilità e di immobilità che gli eroi di Ovidio provano durante e dopo il
cambiamento.
Le cause delle trasformazioni ovidiane sono da ricercarsi nei diversi temi trattati
dallautore: amore impossibile, non corrisposto o tradito; violenza fatta o subita;
comportamento immorale; presunzione o superbia degli uomini in confronto con le divinità.
Cè da dire però che non sempre la trasformazione subita è una punizione
divina, anzi, spesso è una sorta di protezione che gli dei conferiscono alle
vittime di torti o violenze.
Il tema filosofico che accompagna tutto il poema è quello di un universo come luogo di
eterna trasformazione, in cui omnia mutantur, nihil interit cioè
nulla perisce ma tutto si muta secondo la teoria detta metempsicosi.
Apuleio:
Metamorfosi o Lasino doro
Anche Apuleio (Madaura 125 d.C. -
180? d.C.) si ispira ai modelli antichi, infatti la sua opera principale,Lasino doro, deriva
da una versione greca dello stesso racconto scritta da Luciano di Samosata, conosciuta
sotto il nome di Lucio o Lasino, a sua volta derivata da un
racconto di un certo Lucio di Patre a noi sconosciuto.
Scritto tra il 160 e il 180 d.C. lopera di Apuleio è costituita da 11 libri. Il
racconto, che può essere considerato come un romanzo, narra le bizzarre
peripezie di Lucio, un giovane molto curioso e assetato di sapere. Nel viaggio intrapreso
per raggiungere un amico Lucio si imbatterà in strane situazioni e misteriosi personaggi,
tutto allinsegna del fantastico e del magico. E infatti proprio la
magia il tema principale dellopera, ciò che tiene unite tutte le varie storielle
che compaiono insieme alla narrazione principale. In particolare, Lucio si troverà
tramutato in asino a causa di un errore con delle pozioni magiche. Il lungo percorso
intrapreso dal giovane dopo la sua trasformazione in asino per recuperare la forma umana,
si concluderà con il raggiungimento dellobiettivo, non senza laiuto della
divinità Osiride, con la quale Lucio si sdebiterà diventando suo sacerdote.
Il tema della trasformazione è quindi soltanto uno dei temi trattati nellopera,
insieme alla magia e al culto di Iside e Osiride. Proprio in relazione a questi ultimi due
è da considerare la concezione apuleiana della metamorfosi, infatti Lucio sarà tramutato
in asino da una pozione magica e tornerà uomo grazie allaiuto di Osiride.
Lintero racconto è intrecciato di novelle minori, tutte riguardanti fenomeni magici
o fantastici. Tipico è lesempio di Amore e Psiche, ripreso da
molti autori posteriori allepoca di Apuleio, come nel caso di Boccaccio.
La trasformazione di Lucio è causata dalla troppa curiosità del giovane, che incurante
dei rischi prova la pozione magica su se stesso. Quindi alla base del cambiamento
cè sì un elemento fantastico, ma questo è in stretta correlazione con il
comportamento immaturo del giovane, troppo impaziente ed inesperto. La conclusione del
racconto vedrà Lucio ritrasformato in uomo dopo aver superato numerose prove in cui il
giovane avrà dimostrato notevoli capacità di maturazione e di apprendimento, per le
quali sarà premiato dalla divinità che lo aiuterà. Lintero racconto può quindi
essere visto come il percorso formativo ed educativo di Lucio, che, partendo immaturo
(commettendo lerrore di trasformarsi), approderà alla saggezza dopo
innumerevoli prove e lezioni di vita, guadagnandosi la ritrasformazione in
uomo.
Quindi la trasformazione, in Apuleio, assume la funzione di incentivo alla maturazione e
alla necessità di correggere un comportamento sbagliato dettato dallinesperienza.
Una volta raggiunto lo scopo, la trasformazione cesserà e ci sarà il ritorno alla
normalità.
Inoltre per Apuleio una trasformazione non è solo un mutamento fisico, ma anche un
mutamento interno allanimo delluomo, in questo caso Lucio, che alla fine oltre
a ritornare uomo, si trasformerà anche in una persona più matura e saggia di prima. Il
mutamento quindi non è del tutto negativo, ma fa parte di un percorso necessario
allesistenza di un individuo.
Le metamorfosi di Apuleio sono allora da considerarsi come un racconto
educativo, che ha come scopo non solo il divertimento del lettore, grazie agli elementi
magici ed ironici, ma soprattutto la riflessione del lettore sul tema della maturazione e
del viaggio verso la saggezza.
Ma le visioni mitologiche degli scrittori greci e latini pur essendo molto
suggestive rimangono comunque fantastiche e un po immaginarie, anche se, come
abbiamo visto, sono portatrici di messaggi molto seri ed impegnati.
Volendo però passare alla parte più razionale delle metamorfosi, possiamo parlare di
quelle filosofie antiche che basavano le loro idee del mondo e della metafisica proprio
sulle trasformazioni.
Eraclito tutto
scorre
I temi della trasformazione e delle metamorfosi sono
alla base del pensiero filosofico di Eraclito, filosofo greco (Efeso 540 circa a.C. -
480 circa a.C.). Per Eraclito, infatti, il mondo del reale può essere espresso
dallimmagine del fuoco, da lui concepito come il fatto originario. Il mondo è
unico, egli afferma, e non è stato creato da nessun dio né da alcun uomo, ma
è stato, è e sarà sempre un fuoco eternamente vivente che si accende e si spegne
secondo una legge che gli è propria. Con questo Eraclito intende che la realtà è
uno scorrere continuo, come un fiume le cui acque non possono essere
toccate due volte. Per il filosofo infatti tutto cambia continuamente e ogni cosa si
trasforma in un'altra; tutto scorre (pánta rhêi), tutto è continuo divenire.
Tramite questa teoria Eraclito spiega anche le origini del mondo partendo dal fuoco
originario, che condensandosi in parte diventa mare, una parte del mare, morendo, genera
la terra; compiuta la via in giù, attraverso il percorso opposto, la via in su, i vapori
che salgono dal mare e dalla terra diventano nuvole e si incendiano e ritornano al fuoco.
Eraclito trova poi una legge, un ordine generale che tutte queste trasformazioni
seguirebbero nel loro scorrere, la legge dei contrari. Ogni cosa tende a trasformarsi nel
proprio contrario: il freddo nel caldo, il giorno nella notte, la vita nella morte, ma una
volta diventate lopposto le cose tendono a ritrasformarsi di nuovo nella forma
iniziale, come un ciclo, ad esempio il ciclo delle stagioni, che ritornano sempre.
Così se il giovane diventa vecchio e muore, lascia però dietro di sé un figlio
giovane. Alla base di ogni cosa stanno quindi il
contrasto e la lotta tra gli opposti e la loro sostanziale unità di fondo. Eraclito
intravede nel mondo, dominato dalla tensione degli opposti, un governo superiore che è
quello del Logos, della ragione universale,
della legge cosmica, un governo che solo la nostra ragione è in grado di scorgere,
perché i nostri sensi restano ancorati agli aspetti particolari, frammentari, delle cose.
La legge è evidentemente qualcosa di divino, ma non una divinità personale trascendente
che agisce dal di fuori del mondo, bensì la necessità
razionale che opera all'interno di esso. La legge è in ultima analisi la legge del ciclo, che riconduce di continuo le cose al punto
di partenza, per cui, visto che tutto cambia sempre allo stesso modo, in ultima analisi
tutto resta uguale. Il ciclo diurno, il ciclo annuale, il ciclo di vita e morte gli
forniscono il modello per la concezione del "grande anno" (come fu poi
chiamato): l'intero universo nasce e muore ciclicamente, per riprodurre sempre lo stesso
ordine tra gli esseri viventi. In conclusione quindi anche se tutto si trasforma resta in
sostanza sempre uguale, proprio perché rispetta un ciclo chiuso che continua a tornare
allinfinito al proprio punto di partenza.
Tornando alla letteratura, passiamo ad affrontare quella italiana del 900, nella quale il tema delle metamorfosi torna quasi al suo valore mitologico, anche se viene usato per esprimere ancora dei concetti filosofici.
DAnnunzio: Alcyone
Nella letteratura italiana troviamo un autore che si ispira
allantico tema delle metamorfosi e della fusione con la natura. Si tratta di
Gabriele DAnnunzio (Pescara 1863 - Brescia 1938), che nelle sue Laudi vuole attuare un progetto di celebrazione
totale delle ideologie superomistiche, compresa appunto quella della fusione «panica» con la natura. Il
panismo di DAnnunzio, dal greco Pan (=tutto, ma è anche il nome
di una divinità agreste), intende quel sentirsi un tuttuno con il mondo naturale
circostante, fondendosi con esso e divenendo quindi parte di tutti gli elementi multiformi
che lo compongono. Questo è il tema principale che lega i primi e più importanti tre
libri delle Laudi Dannunziane: Maia, Elettra ed Alcyone. Mentre però in
Maia e in Elettra questo tema rimane in ombra rispetto alle altre
tematiche superomistiche, in Alcyone cè il suo più completo sviluppo.
Il tema del panismo è espresso anche dal linguaggio e dallo stile usati da
DAnnunzio. Il linguaggio, infatti, fortemente analogico e carico di continue
rispondenze tra le varie immagini proposte sembra proprio riprodurre
lidentificazione e la fusione dei vari elementi naturali con luomo. Lo stile
molto musicale, che tende a trasformare la parola in una sostanza fonica e melodica,
invece, sottolinea larmonia della perfetta fusione tra gli elementi. Da questa
fusione e trasfigurazione nella natura si arriva ad una condizione divina, di
potenza quasi infinita, superando quindi la condizione umana. Pertanto al contrario degli
autori latini, che vedevano nella trasformazione una sorta di peggioramento
della vita, per DAnnunzio è invece una conquista, il raggiungimento di una
condizione nettamente superiore a quella umana.
Abbiamo visto che Alcyone è il più rappresentativo dei libri delle Laudi per
quanto riguarda il tema del panismo, ma al suo interno la poesia più importante è
senzaltroLa
pioggia nel pineto, che tra le altre poesie è anche la più libera da altre
ideologie, pur non essendone comunque priva del tutto. Limmagine descritta è quella
di un temporale primaverile che sorprende una coppia di innamorati in una pineta. Alla
caduta delle gocce dacqua la pineta risponde con un concerto di suoni
prodotti dai vari elementi che ne fanno parte, compresi gli elementi umani che diventano
anchessi parte integrante della pineta.
La poesia ha unevidente struttura musicale, che vuole essere la riproduzione, o la
traduzione in linguaggio umano, di un'altra musica, quella composta dalla pioggia. Le
quattro strofe della poesia sono organizzate come i movimenti successivi di una sinfonia.
La prima strofa inizia con un breve preludio, che segna il passaggio dall'antefatto, i
discorsi «umani» tra il poeta e la sua donna, alle «parole più nuove» parlate dalla
natura, dalle gocce di pioggia e dalle foglie. Vi è poi la proposizione generale del tema
musicale: la caduta della pioggia sulle varie presenze della natura vegetale (tamerici,
pini, mirti...). Le presenze umane figurano come un semplice elemento alla pari con gli
altri («piove sui nostri volti silvani...»): si propone così il tema panico
dell'identificazione del soggetto umano con la vita vegetale, che tornerà sviluppato e
con numerose variazioni più avanti. La seconda strofa riprende il tema generale della
pioggia che cade sulle piante specificandolo musicalmente: il poeta distingue nella
sinfonia generale della pioggia il suono diverso delle gocce a seconda delle foglie più o
meno rade. La metafora musicale è esplicitamente chiarita nel poema da DAnnunzio,
il quale ci dice che le chiome dei vari tipi di alberi sono strumenti diversi sotto
innumerevoli dita. Nellarmonia generale si unisce anche uno strumento solista, la
voce delle cicale che dialoga con essa. Al termine della strofa si ha la
ripresa del motivo panico: il poeta e la donna sono viventi d'arborea vita, il
volto della donna è molle di pioggia come una foglia, i capelli profumano come ginestre,
la donna è una creatura «terrestre», che scaturisce dalla terra come la vegetazione.
Nella terza strofa alle cicale si sostituiscono le rane, con un conseguente cambiamento di
timbro, che si fa più roco, inoltre si rafforza il suono generale delle foglie sotto la
pioggia più fitta.
Il motivo panico ritorna di nuovo in chiusura di strofa («E piove su le tue ciglia..
.»): le ciglia della donna si collocano alla pari rispetto alle varie foglie su cui
scroscia la pioggia. La metafora riprende subito nell'attacco della strofa
seguente («Piove su le tue ciglia nere»), in questa ultima strofa infatti si sviluppa
pienamente, attraverso una ricca serie di variazioni, il motivo panico che nelle
precedenti strofe era già stato accennato: la donna è quasi «virente», come una
creatura vegetale, e sembra uscire dalla scorza degli alberi, come le ninfe antiche. La
strofa termina con lidentificazione delle due creature umane con la vita vegetale.
La forma musicale della poesia è costruita con uno stile particolare. Innanzi
tutto la metrica, che è estremamente libera, non soggetta ad alcuno schema tradizionale.
Si succedono versi brevi, senari, settenari, ottonari, novenari, persino versi trisillabi,
composti di una sola parola. Questa estrema frammentazione dei versi tende a riprodurre la
pluralità innumerevole di presenze e di voci che si affollano nella pineta sotto le fitte
gocce di pioggia. Altro strumento del virtuosismo musicale di DAnnunzio è la rima,
che ricorre anch'essa molto liberamente, senza alcuno schema fisso. Particolarmente
musicali risultano le coppie di versi a rima baciata, ma vi sono anche rime o consonanze
all'interno di un unico verso e rime al mezzo. Alla qualità musicale della poesia dà un
contributo fondamentale anche la modulazione fonica, ad esempio la variazione tra i toni
chiari delle a e i toni cupi delle o, che assume
quasi la stessa varietà dei suoni delle gocce sulle foglie.
Quindi in DAnnunzio il tema della trasformazione si riscontra non solo come
loggetto delle poesie, ma anche come stile e linguaggio.
Pirandello:
Uno, nessuno e centomila
Anche Pirandello (Agrigento 1867 -
Roma 1936) sviluppa il tema delle trasformazioni, in particolare lautore pone
questo tema alla base della concezione filosofica del vitalismo. Infatti la visione del
mondo di Pirandello riprende le teorie filosofiche di Bergson e di altri filosofi di fine
800, secondo le quali la vita è un «flusso continuo, incessante» che è sempre in
movimento e in perpetuo cambiamento. Tutto e tutti fanno parte di questo fluire e quando
qualcuno si ferma, o si cristallizza, in una forma determinata (detta anche
maschera) allora incomincia a morire. Questo, secondo Pirandello,
è alla base di quei problemi sociali che incombono sui borghesi del tempo e che già era
stata avvertita da altri intellettuali come malessere interiore o inettitudine a
vivere.
Ma la causa di questo cristallizzarsi in forme determinate non è solo un problema
personale, infatti non è solo il singolo ad indossare una maschera, ma spesso
sono proprio gli altri a mettergliela. E il caso di quel meccanismo sociale che
porta poi alla distruzione dellidentità individuale. Il maggior esempio di queste
teorie è lultimo romanzo di Pirandello Uno, nessuno
e centomila che sviluppa proprio il tema delle maschere e del fluire vitale
che viene costretto a fermarsi in forme ben definite.
Come già nel Fu Mattia Pascal, al centro dell'ultimo romanzo di Pirandello
(pubblicato in volume nel 1926 ma già iniziato verso il 1909) si colloca nuovamente il
problema dell'identità. Il racconto è retrospettivo: il protagonista, Vitangelo
Moscarda, conclusosi un ciclo della sua vita, si volge indietro a rievocarlo. La vicenda
prende le mosse da un fatto apparentemente insignificante: la moglie fa osservare a
Moscarda che il naso gli pende un po' da una parte. Egli, che non se n'era mai accorto,
scopre così che l'immagine che si è creato di sé non corrisponde a quella che gli altri
hanno di lui. Il fatto lo colpisce profondamente e ne nasce una vera e propria ossessione,
che sconvolge la sua vita, portandolo a commettere ogni sorta di stranezze. Si rende conto
del fatto che esistono infiniti «Moscarda», l'uno diverso dall'altro, a seconda della
visione delle tante persone che lo conoscono. In lui nasce quindi un vero orrore per la
prigione delle «forme» in cui gli altri lo costringono, ma scopre anche di non essere
«nessuno» per sé e questo genera in lui un senso angoscioso di assoluta solitudine.
La «forma» impostagli, che egli non riesce a sopportare, è quella dellusuraio.
Essendo figlio di un usuraio gli altri lo credono come il padre, ma Vitangelo, sino al
momento della sua crisi, era sempre vissuto nellinconsapevolezza, conducendo
lesistenza dell'inetto perdigiorno che non è mai riuscito a concludere nulla, adagiandosi
nel benessere assicuratogli dalle ricchezze paterne. Ora invece si propone il programma di
distruggere tutte le immagini che gli altri si sono costruite di lui, attraverso una serie
di gesti bizzarri, imprevedibili, sconcertanti, di vere e proprie «pazzie». Impone agli
amministratori di liquidare la banca paterna, maltratta la moglie Dida, e la induce a
lasciarlo. A questo punto i due amministratori, la moglie e il suocero congiurano per
farlo interdire. Viene avvisato di questa congiura da un'amica di Dida, ed egli,
rivelandole tutte le sue considerazioni sull'inconsistenza della persona, sulle forme che
gli altri ci impongono, l'affascina, ma fa anche saltare il suo equilibrio psichico e la
donna, con gesto improvviso e inspiegabile, gli spara, ferendolo gravemente. Nasce uno
scandalo enorme: tutta la città è convinta che Moscarda tradisca la moglie. Allora dona
tutti i suoi averi per fondare un ospizio di mendicanti e vi si fa ricoverare anche lui,
vivendo con gli altri mendicanti.
Moscarda ha cercato, con le sue «follie», di ribellarsi al sistema delle convenzioni
sociali, ma è stato sconfitto, infatti ora deve accettare lennesima «forma»
attribuitagli dalla comunità, quella dell'adultero e scontare per essa una dura pena, del
tutto immeritata. Ma proprio con questa nuova situazione trova la guarigione dalle sue
ossessioni. Ora infatti si aliena totalmente da se stesso, rifiutando definitivamente ogni
identità personale, addirittura il proprio nome, abbandonandosi al fluire mutevole della
vita, senza più fissarsi in alcuna forma per sé, ma identificandosi con tutte le cose
fuori, gli alberi, le nuvole, il vento, in una totale estraniazione dalla società e dalla
prigionia delle «forme» che essa impone.
Quindi per Pirandello la trasformazione è molto importante e, al contrario degli autori
latini, non viene vista in modo negativo ma come lunica possibilità di vivere in
armonia con il tutto, quasi come il panismo dannunziano.
Dopo aver affrontato la letteratura italiana, possiamo passare a quella inglese, in particolare riferimento al periodo denominato victorian age, lepoca vittoriana.
Anche nella letteratura inglese ci sono stati autori che hanno trattato il tema della trasformazione. Tra questi vi è sicuramente Stevenson (Edimburgo 1850 isole Samoa 1894) con il suo romanzo Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde, un classico esempio di trasformazione in negativo, infatti sviluppando un altro antico concetto, quello della lotta tra il bene e il male, usa la trasformazione per rendere più impressionante e drammatico il suo racconto.
«Passeggiando
per Londra, il signor Utterson ed il signor Richard Enfield si trovano per caso in una via
fuori mano, dove Utterson nota una porta estremamente rovinata e dimessa. Enfield racconta
allora di uno strano fatto accaduto in quel luogo, una mattina dinverno, cui aveva
assistito. Un uomo dalle strane fattezze si era scontrato con una bambina che correva per
la via. Preso dalla collera luomo aveva crudelmente calpestato la piccola. Enfield a
quel punto era intervenuto, riuscendo ad ottenere un risarcimento da parte del losco
individuo. Questultimo entrò nella porta per poi uscirne con delle monete ed un
assegno che portava la firma del dottor Henry Jekyll. Enfield riferisce ad Utterson il
nome del misterioso individuo: Hyde. I due giurano di non parlare più di quella brutta
faccenda.Tornato a casa, Utterson rilegge il testamento lasciatogli dal dottor Jekyll, che
dispone che tutti i suoi beni vadano ad Hyde in caso di decesso o di scomparsa. Utterson
decide di trovare e conoscere il signor Hyde di persona, nel vederlo Utterson prova la
stessa repulsione descrittagli dallamico. Si reca quindi a casa di Jekyll e scopre
che Hyde è ormai un ospite abituale del dottore. Tempo dopo Utterson viene invitato a
cena da Jekyll. Utterson cerca di esporre le proprie preoccupazioni riguardo il testamento
dellamico, che però sembra non preoccuparsi minimamente della cosa, e prega
Utterson di lasciare perdere largomento e di limitarsi ad accettare il testamento.
Dopo quasi un anno Hyde viene riconosciuto mentre compie un delitto atroce, la vittima
teneva una busta intestata ad Utterson. Vengono avviate le indagini, ma delluomo non
ci sono tracce. Nel pomeriggio Utterson si reca da Jekyll. Il dottore tranquillizza
Utterson dicendogli che nessuno sentirà parlare più di Hyde. Passano due mesi, e proprio
quando Utterson è convinto che le cose siano tornate alla normalità, Jekyll si rinchiude
nel suo studio in un totale isolamento.
Un giorno Utterson, passeggiando con Enfield, capita sotto la finestra di Jekyll e riesce
a vederlo. Insieme ad Enfield chiede allamico di
raggiungerlo, ma il dottore rifiuta: di colpo sul suo volto si dipinge una smorfia di
terribile sofferenza, che lo costringe a ritirarsi dalla finestra gemendo e i due amici in
strada restano pietrificati dal terrore. Una sera il maggiordomo di Jekyll piomba a casa
di Utterson. Linserviente spiega che ultimamente la situazione del suo padrone è
precipitata: chiede in continuazione che vada a procurargli una certa sostanza, ma una
volta avuta, la rifiuta lamentandosi della sua impurezza, dal laboratorio giungono strani
rumori e sospetta che Jekyll sia stato assassinato da qualcuno che ha preso il suo posto
nel suo rifugio. I due decidono di giungere alla soluzione del mistero irrompendo nella
stanza, dove trovano il corpo senza vita del dottore. Una lettera intestata ad Utterson
chiede di leggere il memoriale del dottor Lanyon, e in caso questo non fosse bastato a
chiarire il mistero anche le confessioni di
Jekyll, colui che aveva scritto la lettera.
La lettera che Lanyon ha lasciato ad Utterson riporta un fatto sconvolgente: spiega di una
lettera mandatagli da Jekyll nel quale egli chiedeva allamico di irrompere nel
proprio studio e di impadronirsi di un cassetto della scrivania e del suo contenuto.
Lanyon avrebbe poi conservato in casa propria quel cassetto fino allarrivo di Hyde,
che avrebbe ritirato il tutto per conto di Jekyll. Lanyon scrive di avere fatto ciò che
gli era stato chiesto. Hyde si era quindi presentato a casa del dottore e, davanti ai suoi
occhi, aveva preparato e bevuto una pozione che lo aveva tramutato in Jekyll. La relazione
stesa da Jekyll risolve definitivamente ogni mistero. In essa spiega come da sempre egli
fosse alla ricerca di qualcosa che rivelasse la doppia natura delluomo. Dopo lunghi
periodi di studi mise a punto una pozione in grado di trasformarlo in Hyde, che altri non
era che lincarnazione della parte istintiva e animalesca che costituiva la
personalità di Jekyll. Se inizialmente il dottore fosse entusiasta della propria
scoperta, presto si rese conto che le mutazioni diventavano sempre più permanenti, anche
senza bisogno della pozione. Jekyll scrive allora con un ultimo sforzo il testamento nel
quale lascia tutto ad Utterson, quindi muore, lacerato dalla sua molteplice personalità
con le sembianze di Hyde.».
Dal riassunto del romanzo si comprende quindi che Stevenson usa il tema della trasformazione in un accezione negativa, in quanto quando Jekyll si trasforma diventa malvagio e perde la sua umana razionalità. Infatti Hyde rappresenta la parte nascosta del dottore, quella più animalesca e istintiva. Cè quindi un ritorno al dualismo uomo-animale già incontrato con gli scrittori latini, dove alluomo razionale della versione normale, viene sostituito lanimale istintivo e irrazionale della versione trasformata. Bisogna dire però che Stevenson con il suo racconto accusa anche la scienza, vera colpevole della trasformazione e della morte di Jekyll, questo anche a causa delle diverse trasformazioni sociali che incombevano in quel periodo e al suo rifiuto della morale dei vittoriani, in grande conflitto con i suoi principi.
Per quanto riguarda il panorama artistico, il tema delle trasformazioni e delle metamorfosi sono stati da sempre molto trattati. Già nelle sculture greche si potevano trovare opere ispirate ai racconti mitologici delle trasformazioni. Altri autori hanno addirittura preso spunto dai racconti di Ovidio, come Apollo e Dafne (1625) scolpita da Bernini.
Alberto Savinio
Nel
novecento cè invece grande interessamento per questi temi da parte del gruppo dei
surrealisti e dei pittori metafisici, ma il tema delle trasformazioni non
viene molto approfondito da essi. E invece importante per Alberto Savinio
(pseudonimo per Andrea De Chirico, Atene 1891 - Roma 1952), pittore del primo
novecento che colpì anche per il suo interesse nella musica e nella letteratura. Proprio
Savinio sfrutta molto il tema delle metamorfosi e in particolare predilige i corpi umani
con teste di animali. Come egli stesso spiega in alcuni suoi scritti, ciò che spinge il
pittore a dipingere queste opere è «
la ricerca del carattere, di là dagli
eufemismi della natura, di là dalle correzioni della civiltà, di là dagli
abbellimenti dellarte [
].E un metafisico darvinismo, nel quale si cela
anche la cristianissima intenzione di umanizzare il mostro [
]. E
laspirazione a uno stato perfetto
».
Quindi
per Savinio queste creature metà uomo e metà animali sono il tentativo di giungere alla
forma perfetta, che fonda insieme il meglio delle varie creature, dagli animali
alluomo. Ma nelle sue opere è presente anche lespressione del carattere della
persona rappresentata, come nel caso del dipintoI genitori. Questopera raffigura due
figure umane, una maschile e una femminile, con le teste di un cervo e di un pellicano.
Questi due animali hanno un preciso significato simbolico, infatti rispecchiano il
carattere dei genitori del pittore, secondo la credenza che ogni uomo ha un lato bestiale
nel suo animo che lo spinge ad assomigliare ad un determinato animale. E quindi un
ritorno alle antiche credenze latine, ben espresse nelle favole di Fedro, secondo le quali
alcuni animali sono accomunati ad alcuni comportamenti ed atteggiamenti umani.
Dopo aver visto come è stato affrontato il tema delle metamorfosi nel corso della storia
sotto i vari aspetti culturali, possiamo ora vedere degli esempi di vera e propria
trasformazione in campo sociale e scientifico e vedremo anche come non solo luomo è
cambiato e sta cambiando, ma anche ciò che sembra immobile e immutabile, le rocce, sono
sottoposte ad un processo metamorfico.
Le rivoluzioni industriali
Una grande trasformazione ha interessato la società mondiale a causa delle due
rivoluzioni industriali del XIX secolo. Infatti tra la fine del XVIII e linizio del
XX secolo nelle società di gran parte dei paesi del mondo ci furono una serie di
cambiamenti che portarono ad una vera e propria trasformazione del sistema economico,
politico e sociale.
La prima rivoluzione industriale, che ebbe le sue origini nel 1720 ma si cominciò a
sviluppare solo nel 1780, ebbe inizio in Inghilterra e nel giro di 50 anni si fece strada
anche in altri paesi europei (Belgio, Francia, Germania) ed extra europei (U.S.A.). Alla
base di questi profondi cambiamenti cera il passaggio da uneconomia
manifatturiera e prettamente agricola, ad una fondata sul sistema di fabbrica e quindi di
tipo industriale. Questo passaggio non fu naturalmente rapido, ma interessò diversi anni.
Questo grande cambiamento era stato possibile grazie a numerosi fattori, che trovarono
posto in Inghilterra più che in altri paesi, almeno allinizio. Tra questi fattori
vi era unaltra grande rivoluzione, quella agricola, che portando un miglioramento
nelle tecniche e nel metodo di lavorazione, condusse anche ad un aumento della produzione,
con conseguente aumento della popolazione. Laumento demografico in quegli anni fu
veramente notevole e portò una maggior disposizione di manodopera ed un allargamento
progressivo del mercato interno, favorendo quindi una crescita di produzione in tutti i
campi. Alla rivoluzione agricola e demografica si accompagnò anche un processo di
industrializzazione che proprio in quegli anni trovò un fertile terreno di coltura.
Questo processo fu favorito dalle innovazioni tecniche e tecnologiche, che apparvero
sempre più in quegli anni, che portarono anche ad un miglioramento della vita e
allabbassamento del tasso di mortalità, influendo quindi anche sulla crescita
demografica. Queste innovazioni furono poi fondamentali nelle industrie sempre più
numerose, che potevano contare così su mezzi meccanici che non fossero condizionati dal
lavoro umano, producendo quindi di più e più velocemente. Questi cambiamenti però
portarono numerosi problemi ai lavoratori, che videro cambiare il loro ruolo in operai
salariati e sempre più specializzati allinterno delle fabbriche, ma portarono anche
ad uno sfruttamento del lavoro ai limiti delle possibilità fisiche e psichiche dei
lavoratori.
Quindi le maggiori trasformazioni che portò la prima rivoluzione industriale furono
proprio in campo sociale. Da una condizione di artigiano si passò alla condizione di
operaio salariato, abbandonando quindi tutte le altre attività che svolgeva prima
nellimpresa familiare (ad esempio in campo agricolo) in favore di ununica
occupazione, quella in fabbrica. Inoltre allinterno delle fabbriche era massiccia la
presenza della divisione del lavoro, che semplificava molto il lavoro delloperaio ma
complicava sempre di più il processo produttivo. Si creò quindi una nuova classe
sociale, il proletariato industriale formato dagli operai che lavoravano nelle fabbriche e
che si erano trasferiti dalle campagne alle città. Numerosi furono i problemi portati dal
sistema delle fabbriche, a cominciare dalle cattive condizioni di lavoro nelle fabbriche e
dallo sfruttamento duro anche delle donne e dei bambini. Questi problemi sfociarono nei
primi movimenti degli operai contro le industrie e le macchine (Luddisti).
In campo economico invece si passo dalle grandi proprietà terriere ai capitali
dellindustria, che portò quindi alla nascita della nuova classe dei capitalisti e
degli imprenditori. Tutte queste trasformazioni portarono anche alla nascita di nuovi
sistemi di pensiero, come lutilitarismo in campo politico, e il Taylorismo e il
Fordismo in campo economico.
I primi a seguire lInghilterra nellindustrializzazione furono la Francia e il
Belgio nei primi decenni dellOttocento; poi, attorno alla metà del secolo, emersero
anche Germania, Olanda, Svezia e, fuori dallEuropa, Stati Uniti e Giappone.
LAustria, la Russia e lItalia invece dovettero aspettare gli ultimi decenni
dellOttocento per veder sorgere le industrie.
Nella seconda metà dellOttocento lindustria non solo si diffuse, ma si
trasformò; per questo gli storici indicano questo fenomeno come seconda rivoluzione industriale, per distinguerla
da quella avvenuta in Inghilterra alla fine del Settecento.
Se lindustria tessile era stata il motore della prima rivoluzione, nella seconda
presero questo ruolo due nuovi settori: la siderurgia
e la chimica. Questo fu un fatto importante
perché: lindustria tessile produce beni di
consumo, merci cioè che sono destinate ad un consumo rapido e che poi vengono
sostituite; lindustria siderurgica e chimica invece producono merci (come
lacciaio, i fertilizzanti, la soda) che non vengono consumate direttamente, ma che
vengono trasformate prima di essere immesse sul mercato.
Alla fine dellOttocento si svilupparono anche nuove forme denergia; al carbone
si affiancarono infatti lenergia elettrica
e il petrolio. Questultimo in particolare,
che sarebbe poi diventato la più importante forma denergia nel nostro secolo,
cominciò ad avere una grande importanza con linvenzione del motore a scoppio (fine Ottocento). Le centrali
elettriche erano alimentate col carbone o con lenergia idraulica; in questo modo,
anche Paesi poveri di risorse minerarie ma ricchi dacqua come lItalia,
poterono prendere parte alla rivoluzione industriale.
Nella seconda metà dellOttocento si espanse la rete stradale e vennero resi
navigabili numerosi fiumi e canali, lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni fu
molto importante per lindustria, per due motivi: in primo luogo perché permetteva
alle fabbriche di commerciare i loro prodotti in breve tempo e a grandi distanze e
analogamente di ricevere le materie prime rapidamente; in secondo luogo perché per
costruire le ferrovie erano necessari lacciaio
e la ghisa, che venivano richiesti in grandi
quantità alle industrie siderurgiche, le quali incrementavano la produzione e, di
conseguenza, i guadagni.
Nella seconda metà dellOttocento altre due invenzioni contribuirono a far diventare
il mondo sempre più piccolo: il telegrafo (1851) e il telefono (1876), con cui si poteva
comunicare da una parte allaltra del globo dapprima con impulsi elettrici, poi con
la voce.
Tutte le innovazioni non rivoluzionarono solo il mondo economico e il mondo degli affari,
ma anche la vita quotidiana di ogni persona.
Lespansione dei trasporti e delle comunicazioni ebbe anche altre conseguenze, ad
esempio lestensione e lunificazione del mercato, ovvero linsieme della domanda e dellofferta
delle merci. Il mercato si ampliò enormemente grazie ai nuovi mezzi di trasporto e di
comunicazione, che permisero a ogni città, paese o villaggio di partecipare intensamente
al commercio mondiale e contribuirono alla creazione di un mercato globale.
Tra il 1850 e il 1870 la quantità di merci commerciate nel mondo si triplicò, espansione
dovuta anche al fatto che in questo periodo prevalsero le idee economiche del liberalismo.
I liberali sostenevano che il commercio mondiale dovesse diventare totalmente libero e che
le merci, quando attraversavano le frontiere degli Stati, non dovessero essere soggette a tasse doganali (dazi), così da arricchire le nazioni e migliorare
la vita di tutti.
I dazi erano delle tasse che gli Stati applicavano sulle merci straniere per aumentarne il
prezzo e favorire quindi i prodotti nazionali. I liberali invece pensavano che la libera
concorrenza, conseguenza dellabolizione dei dazi, avrebbe migliorato il commercio,
in quanto ogni produttore avrebbe dovuto immettere sul mercato merci di eguale qualità di
quelle della concorrenza, ma a minor prezzo; per far questo avrebbe dovuto sperimentare
mezzi di produzione nuovi e tecnologie più avanzate e meno costose, migliorando così la
produzione e il commercio mondiale.
Secondo i liberisti, infine, lo Stato non deve
intervenire nella vita economica, se non costruendo strutture che possano favorire il
commercio. I prezzi dei prodotti devono essere dettati interamente dalla domanda e dallofferta.
Gli industriali furono favorevoli al liberalismo, in particolare quelli inglesi, tedeschi
e dei Paesi economicamente e tecnologicamente più avanzati, perché potevano vendere le
loro merci, prodotte con tecnologie più avanzate e meno costose, sui mercati stranieri a
minor prezzo di quelle locali, battendone così la concorrenza.
A mano a mano che si sviluppavano anche le altre nazioni europee seguirono lesempio
inglese e abolirono i dazi doganali; per questo motivo il periodo che va dal 1850 al 1870
è detto letà doro del libero
scambio.
Lindustria fu soggetta fin
dallinizio della rivoluzione industriale, periodicamente, a frequenti crisi
economiche. Lalternarsi di periodi di sviluppo ad altri di crisi era ritmico: prima
si aveva un lungo periodo di rapido sviluppo,
con aumento dei guadagni degli industriali e,
seppur in forma minore, degli operai; poi
sopraggiungeva una breve ma disastrosa crisi che portava alla chiusura di numerose
fabbriche e, di conseguenza, alla disoccupazione e
alla miseria.
La più grande crisi economica dellOttocento
fu quella che durò, in varie fasi, dal 1873 al 1896
e che colpì sia leconomia europea sia quella statunitense. La crisi prese
inizio dal settore agricolo: a causa dello
sviluppo dei trasporti lEuropa venne invasa dal grano americano, prodotto a minor
costo e quindi più economico di quello europeo. Per battere la concorrenza statunitense
allora i produttori europei diminuirono il prezzo
del loro grano, diminuendo anche la percentuale del guadagno che andava agli agricoltori.
Nello stesso periodo le fabbriche di tutto il mondo (ora anche quelle statunitensi e di
altri Paesi neo-sviluppati) immisero sul mercato grandi quantità di merci, molto
superiori alla domanda. In questo modo una parte
di quelle merci rimase invenduta e gli industriali, come avevano già fatto gli
agricoltori, abbassarono i prezzi per far sì che tra le merci vendute ci fossero le loro.
Molti stabilimenti, di tutti i settori, fallirono, gettando sul lastrico migliaia di
operai.
A quel punto lo Stato, che con il liberalismo
era stato estromesso dalle faccende economiche, intervenne
pesantemente nelleconomia (fatta eccezione che in Inghilterra). Vennero attuate politiche protezionistiche, vennero cioè
aumentati in maniera esorbitante i dazi doganali per far diventare più care le merci
estere e favorire quelle interne.
La crisi del 1873 provocò il fallimento di
molte industrie. Furono soprattutto le piccole
industrie a chiudere, in quanto non disponevano di grandi capitali e quindi non erano in grado di rinnovarsi e di modernizzare
i sistemi di produzione. Le industrie maggiori invece
diventavano sempre più potenti ed erano avvantaggiate dalla diminuzione della concorrenza.
Si verificò un fenomeno di concentrazione
industriale (in inglese trust): molte
aziende si fusero insieme e crearono grosse compagnie dirette da ununica direzione.
In questo modo si riusciva ad eludere, facendola diminuire, la concorrenza e ad ottenere
la supremazia su alcuni settori.
Negli ultimi venti anni dellOttocento quindi il capitalismo cambiò profondamente:
dalla libera concorrenza si passò al monopolio
di alcune aziende in dati settori.
I trust decidevano liberamente i prezzi delle
merci che esponevano, senza dover più tenere conto della concorrenza, ma solo regolandosi
in base ai costi di produzione e alla convenienza.
Quanto più le industrie si sviluppavano e si concentravano, tanto più avevano bisogno di
denaro per i loro investimenti. Soprattutto nel
settore meccanico e chimico, in cui le innovazioni si susseguivano senza sosta, le imprese
necessitavano di capitali per rinnovarsi.
Allinizio della rivoluzione industriale le industrie nascevano coi finanziamenti dei
proprietari; poi però, con lo sviluppo dellindustria, furono necessari i
finanziamenti delle banche, le uniche che
disponevano del denaro necessario per aprire unindustria. Per questo motivo le
banche divennero sempre più importanti, fino a diventare comproprietarie delle fabbriche; questa dipendenza
si accentuò con la crisi di fine secolo, in quanto lunico mezzo che avevano le
industrie per ottenere dei capitali era chiederli alle banche. Industrie e banche, capitale industriale e capitale finanziario, si
trovarono dunque ad essere sempre più collegati
tra loro, sempre più dipendenti gli uni dagli altri.
Dopo aver visto un grande cambiamento sociale ed economico, vedremo ora un cambiamento delle prospettive scientifiche, una metamorfosi della scienza e del metodo scientifico di indagare sui fenomeni naturali.
Einstein: La teoria della relatività
Una vera e propria
trasformazione ci fu nel primo 900, quando lintero mondo scientifico si trovò
di fronte alla teoria della relatività di A. Einstein (Ulma 1879 - Princeton
1955). La teoria della relatività speciale (o ristretta) del 1905 può infatti
essere considerata la fine del periodo classico e l'inizio di una nuova era. Essa infatti,
se utilizza le idee classiche sulla distribuzione continua della materia nello spazio e
nel tempo e sull'aspetto causale, o meglio deterministico, delle leggi naturali, nello
stesso tempo introduce una concezione completamente nuova dello spazio e del tempo,
criticando risolutamente i concetti tradizionali formulati da Newton. Con il cambiamento
di approccio scientifico si tende a rendere oggettivo
qualsiasi tipo di osservazione e ad eseguire delle misure per quanto possibile
indipendenti dal singolo sperimentatore.
Einstein, ai principi già accettati sul carattere oggettivo e relativo della realtà, ne
aggiunse un altro, di cui per primo seppe cogliere l'estrema portata logico-critica
nell'ambito della ricerca scientifica. Questo principio afferma che nessun concetto e
nessuna affermazione che non siano suscettibili di verifica sperimentale devono trovar
posto in una teoria fisica. In questo senso egli affermò che il concetto di simultaneità
di due eventi in punti diversi dello spazio, non è una nozione verificabile. Questa idea
lo portò a formulare, nel 1905, nuove proprietà peculiari dello spazio e del tempo, la Teoria della relatività. La teoria della relatività si basa sulla rigorosa
revisione critica di alcuni princìpi di meccanica, precedentemente considerati validi, e
su dati sperimentali, concernenti fenomeni elettromagnetici, in disaccordo con quei
princìpi. Detta revisione critica riguarda essenzialmente la relatività galileiana,
quindi il carattere assoluto del concetto di tempo e il carattere assoluto del concetto di
lunghezza o distanza. Per chiarire questi tre concetti si consideri un treno, che viaggia
lungo la strada ferrata a una velocità costante di 80 km/h, e un viaggiatore, che cammina
nel corridoio a una velocità costante di 5 km/h rispetto al treno. Dalla legge della
composizione delle velocità si deduce che il viaggiatore si muove rispetto al binario con
una velocità di 85 km/h (somma delle due) se va verso la locomotiva, di 75 km/h
(differenza delle due) nel caso opposto. L'esempio è l'applicazione della trasformazione
di Galilei, conseguenza del principio di relatività galileiano, che si enuncia dicendo
che se nella descrizione di un fenomeno fisico la posizione dei corpi è riferita a un
sistema K di coordinate cartesiane ortogonali, per cui sia valido il principio d'inerzia (sistema
inerziale), questa legge è ancora valida per un altro
sistema K', rispetto al quale il
precedente sia in moto uniforme. Nell'esempio precedente K sia fissato al treno, K' alla
strada ferrata (pur essendo entrambi non perfettamente inerziali), gli assi x, y, z che
definiscono il sistema K siano paralleli agli assi x', y', z' che
definiscono il sistema K', e il moto sia parallelo a x; la relazione tra le
coordinate x, y, z e x', y', z', secondo la trasformazione di Galilei, è la
seguente:
x' = x ut
dove u è la velocità di K rispetto a K'. La
quarta equazione, che stabilisce la coincidenza dei tempi t, t' dei due sistemi, è
stata aggiunta rigorosamente da Einstein. La meccanica classica, infatti, considerando
infinita la velocità della luce, aveva tacitamente ammesso che due orologi che battessero
il tempo in due sistemi, l'uno in moto uniforme rispetto all'altro, come il treno e la
strada ferrata, fossero sincroni (carattere assoluto del tempo). La meccanica
classica aveva inoltre tacitamente ammesso che un corpo di lunghezza L nel sistema K'
fosse ancora di lunghezza L nel sistema K' in moto (carattere assoluto della distanza).
L'inesattezza del principio di relatività galileiano è stata dimostrata quando se ne è
cercata la conferma in fenomeni elettromagnetici, riguardanti la velocità di propagazione
della luce: considerandone la propagazione rispetto a un corpo in movimento, la velocità
della luce avrebbe dovuto risultare in funzione della velocità del corpo e della
direzione della propagazione. Il fallimento di questi tentativi ha portato Einstein a
considerare la velocità della luce indipendente dal sistema di riferimento, purché
inerziale, principio che è il fondamento della teoria della relatività ristretta. La
trasformazione di Galilei va quindi sostituita da una trasformazione caratterizzata dal
fatto che, passando da un sistema all'altro, la velocità della luce rimane invariata.
Riprendendo un esempio inventato dallo stesso Einstein, consideriamo un treno che si muove
a grande velocità rispetto a un osservatore O1 che si trova a terra, lungo i
binari. Un secondo osservatore O2 si trova sul treno, esattamente nel punto
medio del convoglio. A un certo punto, due petardi sono fatti esplodere sui binari, in
corrispondenza delle due estremità del treno (fig. 1). Le due esplosioni sono
testimoniate dai segni di bruciatura che rimangono sui binari e sul treno, e la luce
emessa da esse si propaga in tutte le direzioni con velocità c. Supponiamo che i raggi
luminosi emessi dai due petardi giungano a O1 nello stesso istante. Inoltre
immaginiamo che l'osservatore O1, misurate le distanze tra il punto in cui si
trovava quando ha visto le esplosioni e le due bruciature
lasciate
dalle esplosioni stesse, determini che tali distanze sono eguali. Sulla base della
definizione precedente, egli è sicuro che i due petardi sono esplosi simultaneamente.
Secondo il senso comune, l'osservatore O2 deve essere senz'altro d'accordo con
O1, e invece non è così: infatti, mentre i raggi luminosi si propagano, il
treno si sposta verso sinistra. Quindi O2 vede prima l'esplosione che avviene
alla testa del treno e soltanto dopo un certo intervallo di tempo l'esplosione che ha
avuto luogo in coda al treno: non c'è dubbio che, secondo lui, le due esplosioni non sono
state simultanee.
Questo esempio dimostra quindi che il giudizio di simultaneità è relativo.
Con un altro esempio cerchiamo di stabilire una connessione tra il tempo misurato in un
sistema fisso e quello in un sistema mobile. Nella figura 2 si vede una piattaforma sulla
quale un osservatore O1 ha preparato un orologio costituito da una lampada che emette un brevissimo
lampo di luce verso uno specchio posto sopra di esso a distanza d. Il lampo si
riflette sullo specchio e ritorna verso il basso. Quando l'orologio rileva l'arrivo del
raggio riflesso, si ferma e segna il valore dell'intervallo di tempo ?t impiegato dalla
luce nel percorso di andata e ritorno (che ha lunghezza 2d):
![]()
La piattaforma, su cui si trova l'osservatore O1 si muove verso destra con velocità
v nel sistema dell'osservatore O2.Questo osservatore O2
descrive lo stesso fenomeno con i propri apparati di misura. Visto che, mentre la luce
percorre il proprio cammino, la piattaforma di O1
si muove verso destra, per O2 la traiettoria del raggio di luce è
una spezzata inclinata verso tale direzione. In tutti i punti della piattaforma «fissa»
in cui si trova O2 sono disposti molti orologi sincronizzati tra loro e
identici a quello di O1. Di
questi, uno si trova in corrispondenza del punto da cui la luce è emessa e registra
l'istante in cui ciò accade; un altro è nel luogo dove il raggio luminoso arriva e, come
il primo, registra l'orario di tale fenomeno. In questo modo O2 può leggere i
due istanti di tempo iniziale e finale del moto del raggio di luce e, quindi, calcolare
l'intervallo di tempo ?t che
li separa. Qual è la relazione tra ?t
e ?t? Nel sistema di
riferimento della seconda piattaforma (detta «fissa») il raggio di luce percorre la
spezzata ABC, con i segmenti AB e BC che sono i lati di un triangolo
isoscele di base AC. Se indichiamo con H il punto medio di AC, il
teorema di Pitagora fornisce la relazione
![]()
___
Ora, AB è metà della distanza percorsa dalla luce con il suo
immutabile modulo c della velocità, nell'intervallo di tempo ?t; HB è metà della distanza
percorsa dalla luce nell'intervallo di tempo ?t
e AH è metà dello spostamento della piattaforma (a velocità v) nell'intervallo ?t.
Quindi valgono le formule:
A questo punto è facile elevare le tre formule al quadrato, sostituirle nell'espressione precedente e moltiplicare entrambi i membri per il numero 4. Si ricava l'equazione:
![]()
da cui otteniamo la fondamentale relazione:

Ma esiste anche un altro esempio che confronta invece le misure di una lunghezza fatte da
due sistemi, uno fisso e laltro in moto. Ritornando allesempio del treno
immaginiamo che losservatore O1 (solidale con il terreno) abbia piantato
due paletti nel terreno, tracciando così un segmento parallelo ai binari (e quindi al
moto del treno, ovvero al moto dellosservatore O2). La misura della
distanza tra i paletti per O1 è ?x. Volendo trovare ?x in funzione del tempo
che è impiegato da un punto fissato sul treno per passare dal primo paletto al secondo si
ha ?x = v?t.
La misura ?x della distanza fatta da O2 è simile a quella di O1, ma in questo caso
si ha ?x=v?t.
Ma per la dilatazione dei tempi vista prima si ha che anche la misura della lunghezza è
differente, si ha quindi una contrazione delle lunghezze in quanto:

Una delle più importanti e rivoluzionarie conseguenze della relatività è la profonda
modificazione dei concetti di spazio e di tempo. Dalle ultime formule inoltre si vede che,
in un sistema che si muove con velocità pari a quella della luce, il tempo ha valore
infinito e le distanze hanno valore 0, si intuisce quindi che la velocità della luce è
la massima fisicamente possibile: più precisamente è una velocità limite che può
essere approssimata indefinitamente, ma non raggiunta da un corpo materiale. La teoria
della relatività introduce inoltre una profonda modificazione del concetto di ordinamento
temporale, affermando in sostanza che non esiste un orologio che batta il tempo a tutto
l'universo, ma tanti orologi quanti sono i sistemi di riferimento impiegati: dati due
eventi a e b che avvengono in due punti diversi dello spazio, si può
determinare in un dato sistema inerziale l'ordine cronologico di questi due eventi;
tuttavia può talvolta succedere che, passando a un altro sistema inerziale, tale ordine
venga invertito. Se, per esempio, per un dato osservatore a precede b, può
avvenire che un altro osservatore, in moto rispetto al primo, veda invece che b precede
a. E chiaro quindi che l'ordine cronologico di due eventi non ha sempre un
significato fisico intrinseco.
Come abbiamo visto
la teoria della relatività è stata una vera svolta per la scienza, ma passeremo ora ad
un esempio di metamorfosi nel mondo naturale. In natura esistono tanti esempi di
metamorfosi, come quelle che subiscono alcuni insetti nel processo di maturazione, ma si
può parlare di metamorfosi anche nel mondo minerale, in particolare parlando di rocce.
Le rocce
metamorfiche
Le rocce presenti nel nostro pianeta sono in continuo movimento (ciclo litogenetico) ed
ogni volta che tornano in profondità nella crosta terrestre e si ritrovano nelle giuste
condizioni di calore e pressione subiscono processi metamorfici, quando avviene ciò le
nuove rocce che si formano sono dette metamorfiche.
Le rocce magmatiche e sedimentarie quando sono surriscaldate o compresse allinterno
della terra si trasformano infatti in rocce metamorfiche.
Una roccia è definita metamorfica quando ha subito una trasformazione rispetto alla
struttura originale.
Il metamorfismo è ladeguamento della
struttura e della composizione di una roccia a condizioni diverse da quelle nelle quali si
è formata. Perché si possa parlare di metamorfismo, occorre che il processo avvenga allo
stato solido. Se la trasformazione è così profonda da comportare la fusione della
roccia, si ha la formazione di magma (processo di anatessi).
Le cause principali del processo metamorfico sono laumento di temperatura e di
pressione. Temperatura e pressione possono agire insieme, oppure separatamente. A seconda
dellintensità con cui i due fattori di metamorfosi agiscono, i processi metamorfici
sono divisi in:
METAMORFISMO REGIONALE: interessa rocce che a causa del continuo dinamismo della crosta terrestre, sono trasportate in profondità maggiori rispetto alla posizione originaria. Poiché temperatura e pressione aumentano rapidamente con la profondità, il grado di metamorfismo dipende dalla profondità. Rocce con la stessa composizione mineralogica di partenza e che abbiano subito trasformazioni sempre più accentuate formano una serie metamorfica. Le argillite e le arenarie si trasformano in filladi per metamorfismo di basso grado, in micascisti per metamorfismo di medio grado ed infine in gneiss per metamorfismo di alto grado. Una roccia metamorfica di basso grado tipica è lardesia. Essa, derivata dalle argilliti, presenta una struttura caratterizzata da una fitta serie di piani paralleli tra loro ma trasversali alla originaria stratificazione sedimentaria. Altre rocce piuttosto diffuse sono le quarziti, derivate da metamorfismo di arenarie ricche di quarzo.
METAMORFISMO DI CONTATTO: si verifica quando una roccia subisce un aumento di temperatura senza un corrispondente aumento di pressione. La roccia che subisce il metamorfismo di contatto è raggiunta da magmi a elevata temperatura che risalgono da zone più calde verso la superficie. Questo tipo di metamorfismo interessa le zone superficiali o situate in prossimità della superficie. Da rocce carbonatiche sottoposte a metamorfismo di contatto deriva il marmo.
METAMORFISMO CATACLASTICO: dipende in prevalenza dalla pressione. Le rocce che subiscono metamorfismo cataclastico sono sottoposte a forze di compressione, che sono dovute a movimenti della crosta terrestre che spingono grandi masse rocciose lune contro le altre. Si verifica metamorfismo cataclastico anche quando le rocce scorrono le une sulle altre. Dapprima si hanno frantumazioni della roccia originaria sino alla formazione di rocce cataclastiche. Con laumento della pressione le fratturazioni interessano i cristalli o i granuli dei minerali e si ottengono così le cataclasiti. In certi casi si formano nuovi minerali di dimensioni maggiori, come le miloniti e ultraminoliti.
Quanto più il processo è accentuato tanto maggiori sono le
trasformazioni che i minerali originari subiscono. Il grado metamorfico esprime lintensità delle
azioni, principalmente quella della temperatura, alle quali è stata sottoposta la roccia
durante le trasformazioni metamorfiche.
Nel metamorfismo di altissimo grado i materiali giungono a condizioni prossime alla
fusione e le caratteristiche sono le stesse del processo magmatico.
La presenza di una particolare roccia metamorfica è indicatrice delle condizioni che
hanno un dato settore della crosta. Rocce di origine e composizione anche diversa, ma
sottoposte alle stesse condizioni metamorfiche, sono compresse in una medesima facies metamorfica. Ogni facies è caratterizzata
dalla presenza di uno o più minerali tipici.
I gradi di metamorfismo caratterizzati da condizioni di temperatura crescente, anche se la
pressione rimane moderata, sono rappresentati dalla facies degli scisti verdi, delle anfiboli e delle granuliti.
Condizioni di temperatura moderata e di pressione alta sono invece tipiche delle facies
degli scisti blu. La facies delle eclogiti
comprende invece rocce che si sono formate in condizioni di temperatura medio-alte e di
pressione molto elevata.
I minerali che costituiscono le rocce metamorfiche sono indicatori delle caratteristiche
del processo che le rocce hanno subito. Molti minerali infatti si formano in condizioni di
temperatura e pressione ben determinate. La loro presenza è quindi rilevatrice del tipo
di metamorfismo che ha interessato la roccia.
I minerali che si formano in ambiti ristretti di temperatura e pressione sono i più utili
rivelatori nelle quali è avvenuto il
processo di metamorfismo, e vengono chiamati minerali indice.
Latino: Cultura e letteratura a Roma(La Nuova Italia); Enciclopedia Rizzoli Larousse (cartacea ed in Cd-Rom); vari siti internet.
Italiano: Dal
testo alla storia dalla storia al testo(Paravia);Uno nessuno e centomila
(Gulliver); Enciclopedia Rizzoli Larousse (Cd-Rom);vari siti internet.
Filosofia:
Protagonisti e testi della filosofia(Paravia); Enciclopedia Rizzoli
Larousse; Enciclopedia Encarta Microsoft (Cd-Rom); vari siti internet.
Inglese: Only connect (Zanichelli);Lo strano caso del Dr.Jekyll e di Mr.Hyde(Mondatori); vari siti internet.
Arte: Itinerario nellarte(Zanichelli); Enciclopedia Rizzoli Larousse; vari siti internet.
Storia: Profili storici(Laterza); vari
siti internet.
Fisica: La fisica per i licei
scientifici(Zanichelli); vari siti internet.
Scienze: Globo terrestre(Zanichelli); vari siti internet.