Rime disperse e stravaganti:
D'Annunzio curò molto la sua presenza sui giornali, e non soltanto su quelli celebri della capitale (Cronaca Bizantina, Fanfulla della Domenica, Capitan Fracassa), ma anche nei fogli della fertile provincia, a cui mandò fin dagli esordi un gran numero di poesie che a volte ha recuperato in volume, altre volte, invece, ha lasciato sugli stessi periodici, ad infoltire via via quel corpo delle "disperse" o delle "sravaganti" verso il quale si sono poi orientate le attenzioni di alcuni studiosi. Sono componimenti per lo più occasionali ed estemporanei, che lasciano arguire un D'Annunzio sempre intento a vergare appunti preparatori, abbozzi di altri lavori, stati d'animo e sunti della propria capacità immaginativa, ma che trascrivono anche una fitta rete di rimandi e di luoghi letterari, intorno a cui hanno avuto modi di definirsi le coeve raccolte e i libri affidati alla stampa. Merita un cenno la Pasquinata contro Hitler, scritta nel 1938 e riscoperta da poco tra le carte di Luisa Baccara, al Vittoriale. Il poeta vi svolge la parodia del dittatore germanico e ne sottolinea i modi rozzi con perentori dettagli ("Su l'acciaio dell'elmo ti gocciola il pennello d'imbianchino").

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