L'ideologia del Superuomo:
In questa fase è evidente l'influsso del pensiero di Nietzsche, di cui D'Annunzio coglie
solo alcuni aspetti, forzati e rinchiusi in un proprio sistema di concezioni: il rifiuto
dei principi borghesi di profitto ed ugualità che non fanno altro che bloccare la
personalità dell'individuo; il rigetto della cristianità intesa come freno del vivere
dionisiaco; la volontà di potenza e dell'affermazione di se; il mito dell'superuomo.
Tutti questi concetti sono intrisi di un forte accento antiborghese e reazionario ed
infatti lo scrittore si scaglia violentemente contro la realtà borghese in cui trionfano
principi democratici ed egualitari. Proprio in questa fase si dà risalto al concetto di
superuomo di Nietzsche, travisato da D'Annunzio perchè viene interpretato come di diritto
di pochi "eccezzionali" ad affermare se stessi rinunciando alla morale del bene
e del male. Proprio per questo egli propose il dominio di una classe privilegiata sopra la
massa, dando vita ad una politica aggressiva dello stato, in grado di ridare splendore
alla nazione risollevandola dalla mediocrità presente. Al tempo stesso questo nuovo
personaggio creato da D'Annunzio non rifiuta l''immagine precedente dell'esteta, ma la
ingloba in se; la bellezza è essenziale per il processo di elevazione. Egli non fugge
dalla realtà ma si impone come dominatore della realtà stessa. Proprio in questo quadro
nel 1894, D'Annunzio pubblica il suo quarto romanzo "Il trionfo della
morte" che non rappresenta la completa realizzazione della nuova figura,
ma una fase di transizione, in cui il protagonista, Giorgio Aurispa, è ancora un esteta,
non lontano da Andrea Sperelli del "Piacere". Il "Trionfo della morte"
fu pubblicato prima, parzialmente e a puntate, sulla "Tribuna Illustrata" e sul
"Mattino" di Napoli, e poi in volume nel 1894. Il romanzo ha una debole
struttura narrativa ed è articolato in sei parti. E' incentrato sul rapporto
contradditorio ed ambiguo di Giorgio Aurispa con l'amante Ippolita Sanzio, ma su questo
tema di fondo si innestano e si sovrappongono altri motivi e argomenti: il ritorno del
protagonista alla sua casa natale in Abruzzo è il pretesto per ampie descrizioni del
paesaggio e del lavoro delle genti d'Abruzzo. Giorgio cerca di trovare l'equilibrio tra
superomismo e misticismo, e aspira a realizzare una vita nuova. Per questo vive il
rapporto con l'amante come limitazione, come ostacolo: per il suo fascino irresistibile,
Ippolita Sanzio è sentita come la "nemica", primigenia forza della natura che
rende schiavo il maschio. Solo con la morte Giorgio si libererà da tale condizione: per
questo si uccide con Ippolita, che stringe a sé, precipitandosi da uno scoglio. Grande
caratteristica di quest'opera è il cambiamento della forma narrativa, infatti anche il
"trionfo della morte" si sposta nella direzione del romanzo psicologico,
incentrandosi sulla visione soggettiva del protagonista, in cui si svolge tutta la
vicenda. Il romanzo successivo, " Le vergine delle rocce"
nel 1895, rappresenta un cambiamento, in quest'opera D'Annunzio non vuole più
rappresentare un personaggio tormentato e incerto, ma un eroe forte e sicuro di se stesso.
Il romanzo che venne definito " Il manifesto politico del superuomo" contiene la
completa esposizione delle nuove teorie aristocratiche, reazionarie ed imperialistiche
dannunziane. La morte, il disfacimento hanno sempre influenzato D'Annunzio, questo svela
la costante attrazione per i temi di matrice decadente, che può essere riscontrato
direttamente nei suoi personaggi. Nel 1900 viene pubblicato il "fuoco"
definito come " il manifesto artistico del superuomo", dove lo scrittore mira ad
ottenere un'opera in cui ci sia una fusione di poesia, musica, danza ed attraverso di essa
vuole creare un nuovo teatro. Nel 1910 esce "Forse che si forse che no",
dove l'affermazione superomistica presenta nuove caratteristiche, infatti il protagonista
realizza la sua volontà eroica nel volo aereo, riprendendo così il discorso della
celebrazione della macchina già avviato nelle Laudi con "Maia".
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