Le Opere Drammatiche:
Anche nel teatro dannunziano si avvertono tematiche legate all'ideologia superomistica;
ciò avviene a partire dal 1896 con " Città morta", che è
la trasposizione teatrale del "Fuoco". Per D'Annunzio il teatro è il più
potente mezzo di diffusione della concezione superomistica, dal quale però ad un tratto
si distacca per via della famosa relazione con l'attrice Eleonora Duse. Egli rifiutava
ogni forma di teatro del tempo, ovvero quello borghese e realistico, che amava
rappresentare eventi della vita quotidiana e della sfera familiare e coniugale. D'Annunzio
aspirava ad un teatro "di poesia", che trasfiguri e sublimi la reltà per mezzo
anche di complesse trame simboliche, molte delle quali attingono ad argomenti di storia e
del mito classico, ma con il costante impegno di creare climi "poetici" lontani
dalla quotidianità borghese. Alcuni drammi sono incentrati sulla politica come "Gloria"
(1899) che si basa sul conflitto di un vecchio dittatore ed un giovane che vuole prendere
il suo posto, la " Nave" (1908) che esalta la conquista
imperialistica sul mare. Anche nel teatro però, l'eroe "superuomo" si scontra
con forze opposte che corrodono la sua volontà e la sua energia; come sempre l'eroe si
imbatte in un ostacolo che intralcia la sua missione: la "Nemica" o la meschina
realtà borghese. In una posizione a parte deve essere collocata "La figlia
di Iorio" nel 1904 che egli definisce "tragedia pastorale". La
vicenda è incentrata in un Abruzzo mitico e fantastico, fuori dal tempo, dove al suo
interno però si può scorgere il gusto tutto decadente per il barbarico e l'irrazionale.