La stanza della Cheli


Il corridoio che conduce alla stanza da pranzo deve il suo nome al celebre labirinto del soffitto mantovano (Palazzo Ducale) con la scritta Forse che sì forse che no, che ha ispirato l'omonimo romanzo del 1910, labirinto che è qui riprodotto sulle porte e sulle rilegature dei libri, fittissimi alle pareti: circa 2000 volumi, in particolare di letteratura francese. Al termine del labirinto, giungiamo alla stanza della Cheli, la più recente della costruzione. In un primo tempo la stanza doveva intitolarsi Cenacolo dell'Angelo, poiché d'Annunzio identificava se stesso con l'Angelo dell'astinenza. Il Poeta, per tutta la vita, si attenne a un regime di sobrietà, e negli ultimi anni praticò il digiuno. Fra i cibi prediligeva le uova, e fra le bevande l'acqua, di cui ha celebrato la delizia.

  A giudizio del padrone di casa questa è l'unica stanza della Priora che non sia triste.

All'Angelo dell'astinenza si è col tempo sostituito un simbolo diverso: la tartaruga (in greco khélis) che dà il nome alla stanza. Dono di un'amica, la marchesa Luisa Casati Stampa, da lui detta Koré, il guscio della tartaruga troneggia sul tavolo laccato, dopo che Renato Brozzi ne ha rifatto in bronzo la testa e le zampe quando, a causa di un'indigestione di tuberose, l'ingordo carapace era morto nei giardini del Vittoriale. La sua collocazione qui, nella stanza destinata al pranzo degli ospiti, è dunque un esplicito monito alla sobrietà. Lo stile déco del tavolo si ripete nel gruppo bronzeo del fauno e la ninfa, al capo opposto del tavolo, al cui centro trovano posto una serie di pavoni di bronzo argentato e pietre preziose. Completano la mensa dei bellissimi piatti d'argento con incisi i motti dannunziani.    

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