La stanza del Lebbroso


 

La stanza è un miracolo di là della tua arte e di là dalla mia ispirazione. è un miracolo ed un mistero per entrambi inconoscibili.

ammirazione di D'Annnunzio nell'allestimento della stanza

Uno stretto corridoio conduce dall'appartamento della Leda alla stanza del lebbroso, la più cifrata della casa, fitta di simboli e motti. d'Annunzio la chiamava, in modo più ricercato, Zambra del Misello (zambra è termine provenzale per camera, e misello sta, secondo una dicitura antiquaria, per miserello), oppure Cella dei puri sonni o delle pure indagini, questo perché qui sostava in meditazione nelle solenni ricorrenze: l'anniversario della morte della madre (17 gennaio 1917), della Duse (22 aprile 1924), degli amici più cari, o dei giorni memorabili delle imprese di guerra. Il luogo è, infatti, ascetico e mortuario, allestito proprio perché vi fosse esposta la sua salma (il che avvenne nella notte tra 1° e 2 marzo 1938) nello stretto letto, che imita il giacilio del patetico altorilievo tombale ravennate di Guidarello Guidarelli (guerriero cinquecentesco che raffigura l'effigie della mia ultima pace nell'angusto letto funebre). Il letto è quasi culla e quasi bara e per questo viene definito letto delle due età.

A fianco e sopra al letto sono collocati:  

un San Sebastiano ligneo del XVI secolo  

due formelle con  i motti delle imprese aeree

 la Madonna della Pace, bronzetto di Leonardo Bistolfi  

San Francesco che abbraccia d'Annunzio lebbroso, dipinto di Guido Cadorin  

Il lebbroso, a cui la stanza si intitola è proprio lui, il Poeta, che così si definisce rinnovando la credenza medievale secondo la quale il lebbroso è signatus, toccato da Dio, e quindi sacro, se non addirittura il Cristo stesso. Nonostante l'intensità simbolica, questo è uno degli ambienti più ordinati e armoniosi della Prioria, dalla coerenza francescana (d'Annunzio chiese la tonalità delle pareti nel colore primitivo della veste francescana).

Alcuni dei numerosi motti disseminati nella stanza del lebbroso:

Prigione io canto, così vivo così ferisco, solitario e solo, da ruggine sicuro, ardendo mi innalzo, pur che altamente, foco ho meco eterno

Stelle del cielo, benedite il Signore rivi e fonti, benedite il Signore fiori e foglie, benedite il Signore insetti e lor larve, benedite il Signore uccelli del cielo, benedite il Signore

Dona e non iscema

Particolare del soffitto del Lebbroso  

La decorazione del soffitto lacunare risulta dallo smembramento a puzzle (di cui esistono i cartoni preparatori) di pitture raffiguranti cinque sante che d'Annunzio immagina gli siano apparse per persuaderlo a rinunciare ai piaceri terreni (come si legge nelle Faville del maglio).

Esse sono: Sibilla di Fiandra    Elisabetta d'Ungheria    Odilla D'Alsazia    Giuditta di Polonia    Caterina da Siena

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