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EDOARDO SANGUINETTI

Nato a Genova nel 1930, si è laureato con Giovanni Getto a Torino, iniziando in questa città la sua carriera universitaria; è stato poi professore di letteratura italiana a Salerno e a Genova. E autore di importanti studi su aspetti e autori d nostra letteratura antica e contemporanea: Interpretazione di Malebolge, Tra L e crepuscolarismo e Tre studi danteschi (1961), Alberto Moravia (1963), Ideo e linguaggio (1965), Il realismo di Dante e Guido Gozzano. Indagini e letture (1 Critico militante, a lungo collaboratore di "Paese sera", ha raccolto i suoi interventi nel Giornalino 1973-1975 e nel Secondo giornalino 1976-1977. Ha contribuito alla perta e alla rivalutazione di alcuni scrittori fra Otto e Novecento (in particolare Pietro Lucini e Mario Morasso), legati ai movimenti dell'avanguardia storica. In prospettiva ha curato un'antologia sulla Poesia del Novecento (1969), che ese fica i suoi orientamenti di critica e di poetica.
Sul piano dell'attività creativa, Sanguineti è stato il maggiore fautore e tore della cosiddetta neo-avanguardia, da lui già decisamente avviata intorno metà degli anni Cinquanta, come rifiuto e superamento del Neorealismo. Co tore e redattore di riviste come "Il Verri", "Marcatré" e "Quindici", è presento testi che documentano il lavoro del gruppo (dall'antologia INovissimi, del 1961, atti del convegno svoltosi a Palermo nel 1965 su Il romanzo sperimentale). L' dio poetico avviene nel 1956 con Laborintus, cui segue nel 1961 Erotopaegnta, colti poi, con Purgatorio de l'Inferno, in Triperuno (1964). Dopo Wirrwarr e Postlcarten (1978), pubblica Stracci afoglio (1980) e Scartabello (1981), dove un comunicativo andamento diaristico sottopone a un processo di deformazione e parodica i fatti della vita quotidiana. Nel 1986 è uscito Novissimum Testa E autore di romanzi (Capriccio italiano, 1963; Il giuoco dell'oca, 1967; Rgi Satyricon, 1970) e di testi teatrali (raccolti in Teatro, 1969, e in Storie naturali, in cui ha operato un intelligente smontaggio dei meccanismi formali propri di generi letterari, dissolvendone la struttura. Ha scritto libretti per la musica di Berio, preparando anche una splendida riduzione teatrale dell'Ori ando fui oso, in scena per la regia di Luca Ronconi.
Il proposito, che Sanguineti ha in comune con gli altri scrittori della guardia, è quello di sconvolgere e distruggere il linguaggio della comuni teraria, considerato come espressione, degradata e mercificata, dei valori logia borghese, nella fase dello sviluppo neocapitalistico. Diversa e originale è la radicalità di questa operazione, che muove da presupposti metodologici e culturali estremamente agguerriti e sofisticati: la critica dell'ideologia sviluppa con lucida coerenza i postulati del pensiero marxista, ma comporta anche uno scandaglio in profondità, che si giova dei più aggiornati strumenti messi a disposizione dalla psicanalisi (nella direzione individuale segnata da Freud e in quella archetipica propria invece di Jung). Lo scopo è quello di mettere a nudo la realtà nelle sue aberrazioni e lacerazioni, per farne sprigionare le contraddizioni e gli aspetti anche più brutali e scostanti. Ma si tratta pure di riscoprire, al di sotto delle tenaci e mistificanti incrostazioni, inedite possibilità conoscitive e inventive, che hanno indotto Sanguineti a insistere sul concetto di "mitopoiesi", ossia su un'idea di poesia come creatrice di miti.
Questa attività, tuttavia ha perso ogni carattere di spontanea immediatezza, in quanto deve ricostruirsi sulle macerie di un mondo che solo nelle sue superficiali apparenze si presenta come armonico ed equilibrato. La carica dirompente e distruttiva si richiama alla critica radicale condotta nei confronti della società occidentale da un poeta come Ezra Pound (cfr. A81), di cui Sanguineti, rovesciando la prospettiva politica, radicalizza la volontà di provocazione e di rottura; essa coinvolge i fondamenti stessi della cultura, utilizzandone le formule in termini deformanti e straniati. Uno spericolato plurilinguismo riesuma, nella sua opera di dissoluzione le stesse lingue morte (in particolare il latino), che avevano costituito la base della tradizione umanistica (e che risultano adesso il corrispettivo di una realtà marcescente). Nelle sue immagini, lo sperimentalismo sanguinetiano si propone come una nuova e più integrale forma di "realismo", in quanto riflette la totalità di un mondo alterato e sconvolto, ponendo il lettore di fronte alla perdita delle sue incrollabili certezze e al sorgere di inquietanti interrogativi.