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ALDO MORO

 

Moro (Aldo), uomo politico italiano (Maglie, Lecce, 1916 - Roma 1978). Laureato in giurisprudenza, divenne nel 1941 ordinario di diritto penale all'università di Bari. Si fece presto conoscere negli ambienti politici cattolici dapprima come presidente della FUCI, e poi del movimento laureati cattolici. Deputato dal 1946, sottosegretario agli esteri nel quinto gabinetto De Gasperi, capo del gruppo parlamentare democristiano alla camera (1952), ministro della giustizia nel primo governo Segni (1955), ministro della pubblica istruzione nel governo Zoli (1957) e nel secondo gabinetto Fanfani (1958), si affermò come l'uomo più indicato per risolvere i contrasti interni tra le correnti in cui era divisa la DC, contrasti acuitisi soprattutto in seguito all'apertura fanfaniana verso i socialdemocratici (con esclusione dei liberali). Postosi a capo della nuova corrente dei dorotei originatasi dalla frattura del gruppo di Iniziativa democratica (marzo 1959) e contraria al ritorno di Fanfani alla segreteria politica, fu eletto segretario del partito nel successivo congresso nazionale di Firenze (1959). Cercò quindi di guidare la DC nel suo periodo più travagliato (governo monocolore di Segni [febbraio 1959 - febbraio 1960] e governo Tambroni [aprile-luglio 1960]) e di far prevalere una linea di apertura verso i socialisti. Nel dicembre 1963, come presidente del consiglio diede vita al  primo ministero di centro-sinistra (con la partecipazione diretta del PSI). Promosse una politica di riforme e fece approvare il piano di programmazione economica, ma incontrò ostacoli frapposti dal suo stesso partito. Diresse la politica italiana fino al 1968, presiedendo tre governi: 1963-1964, 1964-1966, 1966-1968.
Nel maggio 1968  l'uscita dei socialisti dalla coalizione lo costrinse alle dimissioni. Abbandonata la maggioranza dorotea, Moro si propose quale leader della sinistra democristiana e nell'estate 1969 tornò a impegni di governo, nel monocolore Rumor, come ministro degli esteri, carica che mantenne nei successivi governi Rumor e Andreotti fino al giugno 1972. Abile mediatore, affrontò la questione altoatesina, rafforzò i rapporti
di collaborazione con i paesi dell'Est e propose il contributo italiano al problema della distensione nel Mediterraneo. Nel giugno 1973 sostenne Fanfani aderendo al “patto di palazzo Giustiniani” che portò alla ricostituzione del centro- sinistra. Prese quindi parte al quarto e al quinto governo Rumor come ministro degli esteri. Nel novembre 1974, caduto il quinto governo Rumor e fallito il tentativo di Fanfani, riuscì a varare una nuova formula di governo, il bicolore DC-PRI con l'appoggio esterno del PSI e del PSDI. Presidente del consiglio fino al 1976 (quarto e quinto governo Moro) e quindi della DC, intervenne a favore del suo partito in occasione dello “scandalo Lockheed” con un discorso da più parti criticato per l'intransigente difesa dei dirigenti democristiani coinvolti nella vicenda. Principale artefice del nuovo corso politico, che dalla fase dei governi della “non sfiducia” (1976-1977) portò, con l'entrata del PCI nella maggioranza, a quella della “solidarietà nazionale” (1978-1979), venne rapito il 16 marzo 1978 da un commando delle Brigate rosse e il suo cadavere fu ritrovato a Roma il 9 maggio successivo. È in via di pubblicazione, a partire dal 1982, un'edizione integrale e sistematica dei suoi Scritti e discorsi.