| LA CRISI
MONDIALE DEGLI ANNI '70-'80 La crisi sarebbe esplosa solo alla fine degli anni '80,per il collasso improvviso di uno dei due pilastri dell'equilibrio post bellico, l'Unione Sovietica. Ma già nel corso del decennio precedente, quando il sistema bipolare pareva ancora inattaccabile, molte cose erano mutate, soprattutto sul piano delle idee e della mentalità.Le trasformazioni economiche e sociali degli anni '70 si accompagnarono infatti, nelle società industriali dell'Occidente, a un mutamento profondo delle ideologie e della cultura politica corrente. Si può affermare, schematizzando, che negli anni '60 e nei primi anni '70 la cultura di sinistra era stata (soprattutto per le generazioni più giovani), la cultura egemone: sia nella versione riformista, che accettava la "società del benessere" e cercava di guidarla verso traguardi di maggiore giustizia sociale; sia nella versione rivoluzionaria, che rifiutava quella società e contestava il riformismo gradualista. CRISI DELLE IDEOLOGIE DI SINISTRA Entrambe le versioni della cultura di sinistra si basavano sul presupposto di un'illimitata capacità espansiva del sistema economico e sulla possibilità di controllare i processi sociali con gli strumenti della politica. A partire dagli anni dello shock petrolifero della crisi economica, queste e altre certezze cominciarono a venir meno. La crisi energetica metteva in discussione la prospettiva di uno sviluppo industriale continuo. Le trasformazioni dell'economia legate alla rivoluzione elettronica ridimensionavano il peso numerico e politico della classe operaia inoltre le vicende dei paesi comunisti mostravano l'incapacità dei regimi ispirati al modello leninista e collettivista di offrire soluzioni accettabili ai problemi della società contemporanea. LA CRISI DEL MONDO SOVIETICO L'Unione Sovietica, in particolare(ancora prima degli eventi che avrebbero portato al collasso l'intero sistema comunista in Europa) aveva visto la sua immagine, già incrinata dai fatti di Praga del '68, deteriorarsi progressivamente: sia per le continue denuncie degli esuli sulla repressione interna, sia per l'intervento militare in Afghanistan, sia per gli insuccessi in campo economico. Gli stessi partiti comunisti dell'Europa occidentale accentuarono in questo periodo le prese di distanza dall'URSS. LE DELUSIONI DELLA SINISTRA Delusioni non meno gravi vennero ai militanti di sinistra da quei regimi rivoluzionari che erano sembrati offrire, negli anni '60, esempi più attraenti e più dinamici rispetto a quello dell'Unione Sovietica: la misteriosa morte di Lin Piao e il brusco riflusso della rivoluzione culturale in Cina; i terribili massacri nella Cambogia dei khmer rossi; i caratteri autoritari del regime imposto dai vincitori nel Vietnam unificato; i conflitti sempre più frequenti fra Stati comunisti: queste vicende fecero crollare i miti su cui per molti anni si erano alimentate le speranze dei movimenti rivoluzionari nelle società industrializzate. LE DIFFICOLTA' DEL "WELFARE STATE" Come era prevedibile la crisi non risparmiava neppure il versante riformista della sinistra. Il modello del Welfare State dopo essersi imposto nei suoi aspetti essenziali in tutte le democrazie occidentali, cominciò a mostrare, alla fine degli anni '70, evidenti segni di difficoltà. La crescita dei costi costringeva i governi a portare a livelli molto alti la pressione fiscale IL TERRORISMO POLITICO IN EUROPA OCCIDENTALE Si assisté così, in alcuni paesi dell'Europa Occidentale, a una drammatica esplosione di terrorismo politico. Un terrorismo attuato da piccoli gruppi clandestini fortemente militarizzati che agivano per lo più sulla base di parole d'ordine ispirate a una versione estremizzata del marxismo-leninismo e colpivano con gesti "esemplari", come attentati dinamitardi, omicidi, ferimenti o sequestri, quei personaggi o quelle istituzioni che ai loro occhi più si identificavano col sistema da abbattere. Un terrorismo molto diverso da quello individualistico degli anarchici di fine '800, e invece ispirato nel modello organizzativo a certi movimenti di liberazione del terzo mondo o a quelli nati dalle lotte delle minoranze etniche nella stessa Europa (come l'IRA in Irlanda del nord o i separatisti baschi dell' ETA in Spagna) privo però della base di consenso di cui quei movimenti si giovavano. Poco seguiti dalle masse lavoratrici in nome delle quali affermavano di agire, i gruppi terroristici in Italia, come in Germania, furono sconfitti prima politicamente, per il fallimento del loro tentativo di mobilitare la classe operaia, poi sul piano dell'azione repressiva, con l'arresto di buona parte dei loro componenti, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. |